Riccardo Mollo – Informatica e Fotografia

Programmi per simulare la fotografia in studio

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Fotografare dei soggetti in uno studio fotografico richiede una profonda e consolidata conoscenza della luce, della tecnica e dell’infinità di strumenti ed accessori che compongono questo mondo.

La grande difficoltà, per chi inizia, consiste nel prendere confidenza con i flash, i fondali, i riflettori, le quinte, i diffusori, i modificatori di luce, i rimbalzi, la gestione delle ombre e delle cadute di luce, e così via.

Inoltre, spesso e volentieri si hanno in testa idee o risultati che si desidererebbe ottenere, ma si procede un po’ a tentativi prima di trovare il giusto schema luci.

Come aiuto per rendere lo studio delle luci un po’ più divertente e veloce, esiste un software che si chiama Set a light 3D Studio. Piuttosto semplice ed immediato, è un programma che offre un ambiente 3D nel quale si può simulare uno studio fotografico per provare tantissimi schemi luce e per scattare infine delle “fotografie” per vedere il risultato.

Offre una discreta gamma di modelle e modelli (con abiti e pose differenti), un’ampia scelta di luci (flash a slitta e flash a torcia, regolabili nella potenza e nella direzione ed abbinabili a tanti diffusori e modificatori come ombrelli, softbox, bank, octabox, pannelli riflettenti, ecc…) e la possibilità di regolare la luce ambiente e di impostare i dati di scatto come lunghezza focale, tempi, ISO e diaframmi.

Questo è uno screenshot del programma, per dare un’idea di come è fatto:

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E questa è un’immagine che ho realizzato al volo come dimostrazione di cosa di può ottenere:

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Macchina con sensore FF, 135mm, f/2, 1/250s, 50 ISO
Softbox quasi frontale come luce principale, octabox posteriore con gelatina blu come rim light e pannello riflettente posteriore per un leggero riempimento delle ombre

Esiste poi un altro software simile, ma che assolutamente non regge il confronto poichè ha molte meno funzioni, ha un’interfaccia scomoda e graficamente lascia abbastanza a desiderare… L’unico vantaggio è che, oltre a modelli umani, permette di sperimentare anche con oggetti come macchine, moto e strumenti musicali. Si tratta di Photo Light Pro, e questo è uno screenshot di come si presenta:

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La luce non fa ombra

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Recentemente, grazie ad un post su Instagram di Paolo Ranzani, un noto e bravo fotografo che abita e lavora nella mia stessa città e che io ammiro molto, mi sono ritrovato a concepire una delle mie solite elucubrazioni mentali.

Facciamo una piccola premessa: la parola “fotografia” deriva dall’unione di due parole greche, φῶς (phôs, “luce”) e γραφή (graphè, “grafia”), il cui significato letterale diventa “scrittura di luce”.

Purtroppo, sovente mi capita di vedere fotografi (di solito amatori ma, ahimè, a volte anche professionisti) che si concentrano in maniera quasi maniacale sull’aspetto tecnico degli scatti al punto di dimenticarsi di osservare e considerare la luce che pervade la scena. Altre volte, invece, taluni si fissano così tanto sul come la luce di cui dispongono debba cadere sul soggetto, diventando pazzi a gestire pannelli e flash, che si dimenticano totalmente di ciò che la luce realmente determina, ovvero le ombre.

Si sentono e si leggono troppo spesso frasi come “che bella luce!”, “buona luce!”, “ottima gestione della luce!”, ma mai nessuno che si faccia carico di menzionare (e lodare!) le ombre…

Io personalmente non credo che la fotografia significhi soltanto scrivere con la luce. Io credo che significhi trovare il perfetto equilibrio armonico tra le luci e le ombre, determinando il giusto peso e l’opportuno significato comunicativo delle une e delle altre.

La luce e l’ombra sono un perfetto esempio del concetto onnipresente della “presenza/assenza” (o “presenzassenza”, per citare il titolo di una delle opere del grande Maestro Franco Fontana), nel quale, grazie al ruolo chiave del soggetto frapposto, l’esistenza di una delle due determina la mancanza dell’altra.

Ricollegandomi al titolo del post, trovo divertente pensare che la luce non fa ombra, ma al tempo stesso è proprio lei la diretta responsabile della produzione delle ombre.

Se un giorno si vuol essere una persona, bisogna tenere in onore anche la propria ombra.
Friedrich Nietzsche

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