Riccardo Mollo – Informatica e Fotografia

APT e la barra di avanzamento

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Con l’avvento della versione 1.0 di APT, noto strumento di gestione dei pacchetti per le distribuzioni GNU/Linux basate su Debian (come ad esempio, oltre a Debian stessa, Ubuntu oppure Mint), è stata introdotta una funzione tanto semplice quanto di fatto utile.

Come si può vedere dall’immagine che segue, è stata inserita la possibilità di avere, in fondo allo schermo, una barra di avanzamento in ASCII che indica lo stato del progresso dell’installazione dei pacchetti (cosa piuttosto utile quando i pacchetti sono molti, come ad esempio nel caso di un’operazione di dist-upgrade):

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Per attivare questa funzione (che di default non è abilitata) è sufficiente aprire un terminale e lanciare il seguente comando con l’utente root:

# echo 'Dpkg::Progress-Fancy "1";' > /etc/apt/apt.conf.d/99progressbar

Fonte: apt 1.0 | Michael Vogt’s blog

Una semplice macchina fotografica in 3D realizzata con Tridiv

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Recentemente mi sono divertito a provare Tridiv, un editor che permette di realizzare semplici oggetti 3D con HTML5 e CSS3 direttamente dentro il browser.

L’interfaccia è molto semplice e piuttosto immediata, tant’è che basta davvero poco per riuscire a realizzare oggetti interessanti.

Come omaggio alla mia grande passione, ho realizzato una semplice macchina fotografica (che ricorda, mooolto vagamente, una Leica). Inoltre, per rendere più interessante la visualizzazione del modello, ho messo mano al codice utilizzando la libreria JavaScript traqball.js per poterlo ruotare nello spazio.

Per poter vedere il risultato, cliccate sull’immagine qui sotto:

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NB: con Mozilla Firefox purtroppo non si vede correttamente, quindi è necessario utilizzare Google Chrome o Apple Safari.

Consigli su NAS e soluzioni di storage per l’archiviazione delle fotografie

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L’avvento della fotografia digitale negli ultimi anni è stato una gran cosa: ha reso la fotografia più immediata, più accessibile, più versatile, più economica, più divertente. Purtroppo, però, ha causato un grave effetto collaterale: ha portato la maggior parte delle persone a smettere di stampare le proprie immagini, complice anche l’illusione che i supporti digitali siano eterni e imperituri.

In verità, non c’è nulla di meno affidabile dei supporti digitali, soprattutto se presi singolarmente. I dischi rigidi meccanici si rompono, le memorie volatili ad un certo punto non funzionano più, le memorie flash (chiavette USB, schede SD, schede CF, dischi SSD, ecc…) hanno un ciclo di vita ancora troppo breve, e via dicendo.

Per fortuna, esistono degli strumenti come i NAS che aiutano a conservare e a preservare al meglio ed il più a lungo possibile i propri dati. Naturalmente, ce ne sono per tutti gli ambiti e per tutte le tasche, da quelli piccoli ed economici per un uso domestico fino a quelli più avanzati e costosi per un uso di tipo enterprise. Sono strumenti che possono fornire grandi capacità di archiviazione e sono quindi ottimi per conservare, tra le varie cose, le proprie fotografie.

Tutti i NAS utilizzano una tecnologia chiamata RAID (“redundant array of independent disks”, o “insieme ridondante di dischi indipendenti”) che, tramite l’aggregazione di due o più dischi, sostanzialmente permette di preservare i propri dati anche in caso di rottura di un disco (o anche più di uno, in base al tipo di RAID impiegato). I tipi di RAID normalmente utilizzati nei NAS domestici sono il RAID 1 (mirroring) ed il RAID 5 (distributed parity).

In questi ultimi anni ne ho testati ed utilizzati diversi, in particolare alcuni modelli di quelle che, secondo la mia opinione, sono al momento le migliori marche sul mercato: Synology e QNAP.

Entrambe le case, come si può evincere visitando i loro siti, offrono un’ampia gamma di soluzioni eterogenee, che includono NAS domestici molto versatili ed efficienti in grado di offrire moltissime possibilità, dall’archiviazione con RAID al backup, dal mediacenter allo streaming multimediale, dal file sharing alla videosorveglianza. In base alle mie esperienze, mi sento di dare qualche punto in più a favore di Synology, poichè i suoi NAS utilizzano un sistema operativo, DiskStation Manager (o DSM), veramente di altissimo livello, affidabile, potente, bello e semplice da utilizzare (sono disponibile diversi video dimostrativi). Anche il sistema operativo si QNAP, QTS, è fatto molto bene, ma l’ho trovato un po’ più lento e un po’ più ostico nell’utilizzo e nella configurazione (è disponibile una demo). Entrambi i sistemi operativi sono basati su GNU/Linux.

Questo è uno dei NAS della Synology che consiglio in quanto offre un ottimo rapporto qualità/prezzo:

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Questo invece per quanto riguarda QNAP:

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La nota dolente di tutta questa faccenda è che i NAS vengono venduti senza dischi, che quindi vanno acquistati a parte.

I dischi che consiglio caldamente sono quelli della serie Red della Western Digital, poichè studiati ed ottimizzati proprio per essere utilizzati all’interno dei NAS.

Per qualsiasi domanda o curiosità, lasciate pure un commento o contattatemi.

Ricordatevi però di stampare sempre le vostre fotografie… ancora oggi la carta rimane in assoluto il modo migliore e più sicuro per apprezzarle e conservarle!

Dischi SSD della AngelBird e trim nativo su macchine Apple

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Prima dell’arrivo della versione 10.10.4 del sistema operativo Mac OS X Yosemite, la funzione trim per i dischi SSD (istruzione di basso livello utilissima per garantire migliori prestazioni ed una maggiore durata dei dischi a stato solido) non era disponibile nativamente se non nel caso in cui la macchina fosse equipaggiata con un SSD riconosciuto dal sistema operativo come “disco Apple” originale.

Sebbene sia possibile risolvere il problema con programmi come ad esempio Trim Enabler, con le ultime versioni di Mac OS X il supporto al trim per dischi SSD prodotti da terze parti è stato introdotto nativamente grazie al comando trimforce (che però necessita di essere lanciato dall’utente tramite l’uso del terminale).

Esiste tuttavia un’azienda, la AngelBird, che produce una serie di eccellenti dischi SSD che, tramite un’apposita modifica al firmware, vengono riconosciuti dalle macchine Apple come dischi originali, facendo sì che Mac OS X attivi il trim in maniera nativa senza il bisogno di intervento alcuno.

Ho avuto occasione di testarne un paio su due MacBook Pro, e sono rimasto piacevolmente stupito dalla qualità del prodotto, dalla velocità e dal trim supportato nativamente da Mac OS X.

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